domenica 24 novembre 2013

La Resistenza, non deve morire

Per me è stato un piacere ed un onore partecipare alla giornata di tesseramento dell' ANPI; ricordarsi di chi ha permesso di farci vivere in un Paese che, nonostante le sue innumerevoli contraddizioni, è libero e civile è un onore.
Ma è stato un momento anche di riflessione in merito a quanto questo Paese sta vivendo, un Paese martoriato ma ancora in grado di reggersi e ricominciare; un Paese che è passato attraverso il periodo buio del secolo scorso e grazie a valorose persone, donne e uomini che avevano solo il coraggio come scelta, si è liberato dall'oppressore e dalla condanna.
Noi a nostro modo resistiamo, senza l'angoscia continua delle armi e senza il dolore nauseante dei martiri.
Ma dobbiamo resistere: superare il dramma di un futuro incerto che assomiglia più al nero che al grigio, i contorni offuscati di non sapere se avremo la possibilità di crearci un futuro, più o meno degno del nostro impegno; alla frustrazione della caduta negli abissi delle nostre aspettative future; alla mancata riconoscenza del lavoro che ci ha spezzato la schiena per anni.
Dobbiamo resistere al degrado morale prima ancora che economico, cercando di non farci trascinare nel grottesco teatrino che ha sostituito le società.
Non mi accodo a chi dice che viviamo una seconda Resistenza, perché non sono in grado di percepire una gravità così dolorosa al nostro tempo: troppo inferno devono aver vissuto.
Ma credo a chi ci ricorda che portiamo il peso di quegli avvenimenti, che ne dobbiamo sentire ancora il sangue per non dimenticarci da dove veniamo ma anche per non smarrire la strada verso cui stiamo camminando.

chiara

sabato 23 novembre 2013

Realtà, non finzione

Ieri sera si è tenuto un interessante incontro per promuovere il voto alle primarie dell'8 dicembre, per presentare le varie mozioni dei candidati anche ai simpatizzanti non iscritti.
Il confronto è stato stimolante, sicuramente, e ricco di spunti che ho lasciato sedimentare durante la notte per riprenderle poi, a mente fresca, questa mattina.


Credo che alla fine quando si parla di vincere, quelli che vincono veramente sono quelli che mantengono la coerenza delle loro convinzioni e non si vedono al miglior offerente per cinque minuti di inconsistente celebrità. A chi ha il coraggio di mettere la faccia su un progetto coerente con quella che è sempre stata la sua linea.
Il problema è stato, anche ieri, lo scontro frontale camuffato da sottile paternalismo, alle persone e non hai contenuti.
L'attacco alle persone è facile e forse l'unica arma quando c'è scarsa possibilità di farlo sui contenuti.
Non si può continuare a parlare di superare la vecchia politica e nella stessa frase farne riferimento a sostegno di qualche tesi, non si possono negare la destra e la sinistra per poi usarle a supporto della propria posizione. Non trovo giusto poi spostare il mirino su questioni personali quando ci si riunisce a presentare le mozioni per le primarie.
Credo che non sia stato recepito da tutti il fatto che non mi trovassi lì a sponsorizzare me stessa o qualche mia fantasiosa idea, ma a fare da tramite per un progetto politico che ho sposato.
E quel progetto parla di laicità e rispetto. Ecco io vorrei ci fosse laicità anche dei modi, vorrei ci facesse portatori di quello che si ritiene migliore e non semplici sponsor del prodotto dell'anno.
Si è parlato di comunicazione, io sostituirei con informazione.
Di sogno, io sostituirei con visione.
Di gentilezza, io sostituirei con coerenza.
Perché la mancanza di coerenza è in sintesi la causa di tutti lo scempio che questo ultimo anno (questi ultimi anni) è stato fatto del nostro Paese e del Partito Democratico.
Mi rammarico poi che i fautori del rinnovamento, i progressisti e coloro che vogliono una società che si posizioni sugli standard europei, siano poi gli stessi che assumono l'atteggiamento paternalista con i più giovani, pressapochista o irrisorio con chi la pensa in maniera diversa.
Chi ritiene che il merito e la corsa siano il metro per misurare il Paese. Ma sapete io sono ancora così ingenua da credere che inclusione e rimozione delle disuguaglianze (di oggi, non di quarant'anni fa) siano il centro gravitazionale che un partito progressista, di sinistra.
Credo che sia facile promettere, coccolarci dicendo che tutto andrà bene. Sono molto più tranquilla quando qualcuno mi dice che sarà difficile e quando ha l'umiltà di farsi aiutare. Nella vita, non solo in politica.
Quando l'umiltà sarà patrimonio comune del nostro partito, solo allora si potrà iniziare a collaborare. Quando si riusciranno a mettere in discussione le proprie posizioni, perché qualcuno ne mostra delle altre e non per principio sbagliate. Quando si scende dal piedistallo dell'esperienza per toccare con mano una realtà che è diversa da quella in cui si è abituati a vivere e si deve fare i conti anche con questa, ci piaccia o no esiste.
Esiste una realtà amara che è reale, gioco di parole a parte, e non mero terreno di discussione ideale con cui riempirsi la bocca. E quindi con queste condizioni ci si deve misurare faccia a faccia, perché è facile raccontarle in un discorso, meno facile prenderle in considerazione quando si hanno per le mani.
Altrimenti significa che è l'unico scopo è parlare e sentirsi parlare.

chiara





mercoledì 20 novembre 2013

A proposito del PD e della Cancellieri

Voglio inaugurare questa riapertura del Blog proprio raccontando qualcosa a proposito dell'affaire Cancellieri.
Questa mattina leggo un post su facebook in cui si diceva che Civati non avrebbe votato la mozione di sfiducia al ministro Cancellieri, senza se e senza ma.
Nonostante il risveglio non fosse stato dei migliori, vista l'esaltazione con cui ho vissuto l'incontro di due giorni fa con Civati a Udine, mi sono chiesta: possibile? Senza se e senza ma? Ma non era stata fatta una riunione preliminare interna al partito?
Infatti.
Allora vorrei mettere le cose nell'ordine che è giusto abbiano.
Giuseppe Civati presenta la mozione al gruppo PD, se ne deve discutere, non può presentare da solo una mozione in aula e, anche senza addentrarmi in tecnicismi politici che poco servono a supportare le mie parole,mi limito a ricordare che dovrebbe essere moralmente la strada corretta da seguire: si discute con il proprio gruppo delle decisioni che si ha intenzione di prendere (servirebbero poi anche giusto 63 firme per presentare in Aula la mozione, ma possiamo anche prescindere da questo dettaglio) e lo fa in un clima tutt'altro che incline al dialogo.
Aggiungiamo pure che esponenti di spicco avevano sproloquiato sulla necessità che il ministro fosse sollevato dall'incarico in questione, salvo poi ricredersi all'ultimo, defilarsi da posizioni troppo rischiose. Non tanto per il partito, tanto meno, credetemi, per il Paese (che non è attaccato alle sottane delle Cancellieri, ma ha qualche altro problemino a cui pensare di questi tempi), quanto più per salvaguardare la propria sfera politica.
Ora, viene posto di fatto quello che lui stesso chiama "Ricatto", senza discostarsi troppo dall'effettiva sostanza: la minaccia di una caduta del Governo che di fatto è scongiurata dallo stesso articolo 95 della nostra Costituzione.
Ma, il gruppo si schiera quasi (per un'inezia sono costretta ad utilizzare la parola "quasi") compatto e la proposta di Civati viene scartata.
Detto questo, l'onorevole altro non può fare che prendere atto dalla decisione presa dal Gruppo PD e va in Aula a spiegare il perché decide di unirsi al gruppo, senza peraltro che questa delucidazione fosse necessaria, perché è semplice rispetto per l' Istituzione e per il Partito di cui lui fa parte, ricordiamocelo, e perché non intenzionato ad uscirne.
E, lasciatemelo dire, un atto di rispetto nei confronti di tutti gli elettori del PD.
Un atto di coerenza: coerenza con le sue decisioni ma ancor prima con le regole del gioco. Ed è rispettando le regole del gioco che si può pensare di cambiare, ma senza giochetti.
E se in Aula il suo intervento è stato visto come pavido, mi dispiace io ho ho visto tutta la forza e l'onestà di parlare con il rispetto del luogo in cui si trova; senza sbraitare, senza essere populista, senza che a emergere fosse la sua persona, ma unicamente il contenuto di quello che ha esposto.
Se così non fosse stato di cosa staremmo parlando? Di Civati che fa sempre di testa sua e non ha rispetto per il Partito? Di Civati che fa il colpaccio per prendere voti?
Io credo che non si debbano confondere le buone intenzioni con i colpi di testa.
Entusiasmo e spinte propulsive sono efficaci solo se controbilanciate da responsabilità (non quella che le larghe intese ci propinano come tale, sia chiaro) e rispetto.
Vorrei infine rivolgermi, a chi, iscritto al Partito Democratico, mi leggerà: vorrei che pensaste alle riunioni dei vostri circoli, se vi partecipate.
Vorrei capire se vi è mai capitato di essere in minoranza, quando non da soli a portare avanti le vostre convinzioni, le vostre mozioni: siete usciti dal Partito o avete preso atto, con senso di responsabilità, di ciò che la maggioranza decideva?
Io lo vivo a volte, nel mio piccolo. Sento sulla pelle cosa vuol dire farsi portatori di istanze che nessuno condivide. Eppure io non esco da quel partito, perché è anche mio e nonostante sia fermamente convinta delle mozioni che porto o sostengo rispetto e accetto quella che è la sintesi della maggioranza, anche quando non la condivido.
Ne critico i modi, ne vorrei cambiare le forme, ma questo si può fare solo se si conoscono le regole del gioco e le si rispettano, finché sono quelle: è la base non solo della democrazia, ma della convivenza civile.

chiara

Ecco perché

Ho deciso di riaprire il blog.
Ci sarebbero molti motivi ma riassumibili tutti in una frase: non è mai un buon momento per tapparsi la bocca da soli.
Mesi fa presi la decisione di chiudere il blog con cui esprimevo pareri, riflessioni e a volte qualche racconto (mal riuscito peraltro, se devo essere totalmente sincera); poi l'ho chiuso.
L'ho chiuso perché:
- qualche mia posizione potrebbe pregiudicarmi la possibilità di trovare un lavoro 
- qualche mia posizione potrebbe pregiudicare il mio circolo (di partito)
- perdi solo tempo, Chiara (non possono dirmi tagliati la barba e vai a lavorare, quindi mi dicono: molla le chiacchiere e fatti una famiglia)
- la mia opinione non interesserà a nessuno, men che meno le mie proposte, ne consegue che è una perdita di tempo

Tutto vero. Beh, non proprio tutto.
Ma io ho deciso che in ogni caso continuerò a parlare e a dire la mia, e se vengono delle critiche, ben vengano: sono qui per dialogare. Basta che non mi veniate a dire che perdo solo tempo e che devo cercarmi un lavoro, perché quelle non sono critiche ma ignoranza.
Perché il lavoro lo cerco e vorrei anche trovarlo (oddio coerente ai miei studi penso sia azzardare un po' troppo) e del mio tempo, vi dirò, faccio un po' quello che mi pare.
E allora riapriamolo questo blog!
chiara